Spinalonga: l’isola dalle mille storie

La scorsa settimana siamo stati qualche giorno nella parte est dell’isola, per la precisione nella zona di Elounda (a circa 3 ore da Chanià), a far visita a degli amici. Una delle attrazioni principali in quell’area è sicuramente la piccola Isola di Spinalonga, molto conosciuta per le tante storie che l’hanno vista protagonista nel corso dei secoli.

Per visitare l’isola abbiamo preso una delle tante imbarcazioni che, durante la stagione turistica, fanno avanti e indietro continuamente dall’isola al villaggio di Plaka, nella costa nord orientale di Creta. La traversata dura 5-10 minuti e si scende all’unico approdo attualmente esistente nell’isola. Quel che salta subito all’occhio guardando Spinalonga anche da lontano è che si tratta di un’isola fortificata. Indovinate un po’ chi la fortificò a partire dal 1579? Se ci avete seguito negli anni saprete bene ormai chi ha compiuto alcune tra le più grandi opere qui a Creta… Ebbene sì, anche questa volta parliamo della Repubblica di Venezia, la stessa che diede appunto il nome di Spinalonga (lunga spina) all’isola che anticamente si chiamava Kalidòn. Nonostante infatti fosse stata già roccaforte della città di Olous (oggi Elounda) in epoca ellenistica, sono le meravigliose fortificazioni veneziane che possiamo ancor oggi ammirare che l’hanno resa famosa e così affascinante.

Approdati sull’isola, ai piedi del Bastione Donà, abbiamo pagato il biglietto d’entrata (8€/persona) e abbiamo iniziato la nostra visita. In circa 1 ora / 1 ora e mezza è possibile visitare tutto il perimetro dell’isola, salendo anche verso la cima del colle dove si possono vedere vari resti di mura, chiese e vecchie abitazioni. La maggior parte delle cose da vedere si trova nel versante occidentale, quello che guarda verso la terraferma. Da subito ci si immerge in un’atmosfera che ti riporta indietro nel tempo e scatena la fantasia di chi ripercorre i passi di quegli antichi popoli. Oltre alle mura e alle altre opere veneziane, si possono ammirare le vecchie botteghe artigiane turche dalle grandi porte e finestre colorate ed i resti delle case a due piani costruite dagli Ottomani una volta conquistata l’isola nel 1715. Infatti, nonostante i Turchi avessero sconfitto la Serenissima Repubblica nella Guerra di Candia (1645-1669) conquistando tutta Creta, i Veneziani riuscirono a tenere sotto il proprio dominio per altri quasi 50 anni le fortezze di Spinalonga, Imeri Gramvousa e Souda.

Durante il periodo ottomano, l’isola divenne una città fortificata e nell’800 il suo porto iniziò a lavorare molto bene grazie alle attività di esportazione. Questa nuova importante linfa portò nuova gente a Spinalonga, che arrivò a contare, intorno al 1880, più di 200 famiglie stabilmente residenti. Dopo qualche anno di sconvolgimenti politici, l’Impero Ottomano abbandonò l’isola e da lì iniziò quello che si può definire il suo periodo storico più triste, ma anche quello che da sempre suscita più curiosità intorno a questo posto. Parliamo dei primi 50 anni del ‘900, quando Spinalonga divenne un lebbrosario. All’inizio i malati venivano mandati lì ed abbandonati a loro stessi, lasciati a vivere in quelle che ormai erano diventate baracche, senza assistenza medica ed aiuti. Dopo qualche anno vennero create nuove case per loro, un ospedale con personale medico, infermieri, addetti alle pulizie e alla disinfezione, permettendo a questa comunità di sfortunati di continuare in qualche modo a condurre una vita decorosa, anche se costretti a stare isolati dal resto del mondo. Oggi nell’isola si possono vedere i resti delle strutture dove vivevano e le parti delle fortificazioni veneziane che vennero trasformate in locali utili per la loro guarigione (ad esempio il deposito munizioni che fu adibito a sala di disinfezione).

La nostra visita è terminata dopo aver percorso tutto il perimetro dell’isola, fino ad arrivare ai piedi della Mezzaluna Barbariga, su cui spicca fiero il Leone di San Marco che tiene tra le zampe il Vangelo aperto, simbolo di tempi di pace.

Che dire, una gita davvero straordinaria! Vi sono piaciute le mille storie sull’isola di Spinalonga? Ci auguriamo di sì!

Alla prossima avventura!

Katharà Deftèra: un lunedì di festa per il popolo greco

Chi ci segue su Facebook ha già visto delle foto che anticipavano l’articolo di oggi, in cui vi racconteremo della giornata di lunedì scorso che qui è chiamata “Καθαρἀ Δευτἐρα” (“Katharà Deftèra”).  In italiano lo possiamo tradurre letteralmente con “Lunedì pulito”, in inglese con “Clean Monday”; altri preferiscono “Lunedì delle Ceneri” o “Ash Monday” per analogia con il nostro “Mercoledì delle Ceneri”. Comunque vogliate chiamarlo, si tratta del primo giorno di Quaresima per i Greci ortodossi. Lo chiamano “Lunedì pulito” perché vorrebbe rappresentare il momento in cui ci si “ripulisce”, fino a Pasqua, da tutte le abitudini “peccaminose”, soprattutto quelle legate alla gola. Trattandosi di Greci, però, grandi amanti delle abbuffate e dei festeggiamenti, un escamotage si trova sempre…ma ne parleremo tra un po’ 😉 …

Il mattino di lunedì, baciati da un sole più che primaverile, siamo usciti a passeggiare in una delle nostre zone preferite nei dintorni di Chania, ossia Agioi Apostoli, con le sue piccole baie riparate dal vento e la sua incantevole pineta. Qui abbiamo assistito a diverse tradizioni che contraddistinguono la festività del Katharà Deftèra. La prima cosa che salta all’occhio sono gli aquiloni. Tutti in questa giornata, soprattutto i più piccoli, si divertono a far volare gli aquiloni in riva al

mare. I vari venditori di questi “uccelli di carta” espongono la mercanzia in pineta, riempiendola di tanti stupendi colori. Un’altra bella tradizione è quella dei pic-nic all’aperto: sui prati  e sulle spiagge tante persone aprono tavolini e sedie da campeggio e fanno uno spuntino con il λαγἀνα (“lagana”), un pane senza lievito che viene sfornato solamente in questo giorno dell’anno, un po’ di Χαλβἀς (“Halvàs”), un dolce solitamente a base di semolino, sesamo, mandorle o pistacchi e della frutta.

Ma ecco che arriva il pezzo forte, il pranzo. Siamo stati invitati a festeggiare a casa di amici cretesi. Appena arrivati, vediamo una decina di persone che girano tra salotto e cucina: chi sta ultimando la cottura degli ultimi manicaretti, chi è seduto sul divano a sorseggiare del vino, chi finisce di preparare la tavola. Quando ci vedono tutti ci accolgono calorosamente e ci augurano “Καλἠ Σαρακοστἠ”, ossia “Buona Quaresima”. Dopo poco ci sediamo tutti a tavola e pian piano iniziano ad arrivare queste infinite portate di cibo fatto in casa super invitante. Essendo il primo di giorno di Quaresima, la tradizione vuole che non ci siano né carne né latticini in tavola. Il piatto tipico di questa giornata, assieme al pane lagàna, sono i molluschi e i crostacei, accompagnati da verdure di ogni tipo. In teoria, quindi, dovrebbe trattarsi di un pranzo leggero…in teoria…peccato che stiamo parlando del godereccio popolo greco, che riesce a trasformare un pasto leggero in un ricevimento di matrimonio! I piatti non smettevano più di arrivare in tavola: polipo con olive, seppia in umido con erbe di campo, calamari al forno e in umido, gamberoni grigliati, lagàna, taramosalata (salsa con uova di pesce), kalitsounia (fagottini di pasta fillo ripieni di erbe) e vino rosso “romeiko”, vitigno tipico di Creta, a volontà! Poi, naturalmente, a fine pasto, non potevano mancare il rakì (la grappa tipica cretese) e 10.000 dolci! Alla faccia della Quaresima, del “cibo del digiuno” e dell’abbandono delle pratiche peccaminose 😀 !!!

Siamo rimasti seduti a tavola quasi fino a sera, sorseggiando rakì e chiacchierando di qualsiasi cosa. Poi siamo tornati a casa, con la pancia piena, un po’ brilli e arricchiti di una nuova esperienza. Pian piano, col passare degli anni, stiamo conoscendo tutte le tradizioni di questa terra e di questo popolo che ci hanno accolti ormai come due di loro.

E voi? Qualcuno ha mai trascorso il Katharà Deftèra in Grecia? Se sì, raccontateci la vostra esperienza nei commenti, grazie!

A presto!

Gòrtyna: la capitale romana di Creta

Il mese di Dicembre quest’anno è particolarmente mite sull’isola e ci sta regalando moltissime giornate di sole, con massime intorno ai 20-22 gradi. Approfittando quindi di tanta clemenza, abbiamo deciso di tornare a visitare un luogo meraviglioso che avevamo visto anni fa e che ci è rimasto nel cuore: Gortyna, il sito archeologico più grande di Creta, l’antica capitale Romana dell’isola.

Questo splendido sito si trova a sud, nel distretto di Heraklion, a circa 2 ore e mezza di auto da Chania. Nonostante il primo insediamento risalga al 3.000 a.C., fu sotto l’Impero Romano, in particolare tra il I e il II secolo d.C., che questa città fiorì e diventò potente e prosperosa. Al tempo ospitava più di 50.000 abitanti e tante diverse religioni convivevano in essa.

I resti che si possono visitare a Gortina risalgono a diverse epoche, ma la maggior parte sono appunto opere Romane. La visita si può dividere in 2: la prima parte comprende il sito archeologico “ufficiale” che prevede un biglietto d’entrata di 6 €. La seconda è quella “non ufficiale”, ma più ricca, e si trova al di là della strada, immersa negli ulivi.

Partiamo dalla prima, quella a pagamento…

La prima cosa che si vede entrando nel sito sono i resti dell’imponente Basilica bizantina di San Tito (VI sec. d.C), di cui oggi si possono ammirare l’abside e le due cappelle laterali. Proseguendo verso nord si arriva al punto forte di quest’area archeologica, ossia l’Odeion Romano (I sec. a.C.), un teatro semicircolare, che ospitava eventi musicali e poetici. Alle spalle di questo, all’interno di un edificio dei primi del ‘900, si trova inciso sulla pietra il famoso Codice di Gortyna (IV sec. a.C.), ossia il primo codice di leggi della storia Greca. Scritto in un antico idioma, tratta per lo più di diritto di famiglia. Proseguendo verso nord, non lontano dall’Odeion, all’ombra di un platano sempreverde, la storia incontra la mitologia. Si narra che Zeus, innamoratosi perdutamente della principessa Europa, si trasformò in un toro bianco, la sedusse, la rapì e la portò in groppa dal Libano a Creta attraversando il mare a nuoto. Qui, sotto i rami di quel platano, le confessò la sua vera identità e consumarono la loro passione. Da questi incontri amorosi nacquero i loro 3 figli, nonché successivi re minoici, Minosse, Radamanto e Sarpedonte. Si narra che, da quel momento in poi, il platano, fino ad allora caducifoglie, si trasformò in un albero sempreverde. Naturalmente, come sempre, una spiegazione c’è ed è che esiste una rara specie di platano che è appunto sempreverde, di cui esistono poche decine di esemplari a Creta. Nonostante questo sia risaputo, fino a poco tempo fa, quando l’albero non era ancora protetto da una recinzione, molti cretesi venivano qui e staccavano una foglia, poiché pare fosse di buon auspicio per una sicura e buona procreazione… gli uomini non sanno proprio resistere al fascino dei miti e delle leggende 😉 …

Ma torniamo alla storia, quella vera, e proseguiamo nella parte “selvaggia” del sito…

Abbiamo usato il termine “selvaggio” perché, effettivamente, andare alla ricerca di questi resti è un po’ un’avventura in mezzo alla natura. Attraversiamo la strada all’uscita del sito ufficiale e seguiamo i cartelli per “Tempio delle Divinità Egizie” e “Pretorium” che indicano di proseguire a piedi nel bel mezzo degli ulivi. Qui, vi dovete armare di un po’ di pazienza e possibilmente di una buona guida che vi aiuti a districarvi nel dedalo di sentieri e di resti presenti in quest’area ricchissima. Vi troverete infatti a scoprire, mano a mano che camminate, varie recinzioni al cui interno c’è tutto un mondo di resti romani e non, tra cui templi, case, bagni pubblici, statue, anfiteatri, ecc.. Il Tempio delle Divinità Egizie (I-II sec. d.C.) è il primo che troverete seguendo queste indicazioni, per poi imbattervi nel Tempio di Apollo (VII sec. a.C.) e nel vasto Pretorio (II sec. d.C.), sede amministrativa della città, ma anche luogo sacro ed abitazione privata del Pretore. Tutta quest’area è stata il cuore religioso di Gortyna per secoli e, nonostante sia stata distrutta più volte da forti terremoti e che oggi siano arrivati a noi solo dei resti della magnificenza di questi edifici, l’atmosfera che si respira passeggiando lì attorno è molto speciale: un insieme di misticismo, senso di grandezza, ammirazione e memoria del passato. Proseguendo a nord si incontrano, infine, il Ninfeo, complesso di bagni pubblici del II sec. d.C., luogo molto amato dagli antichi romani, e l’anfiteatro (fine II sec.).

Questo è il nostro racconto di oggi, cari amici di Microcosmo Creta. Per chi alloggia nell’area di Chanià, Gortyna non è un luogo che si trova dietro l’angolo di sicuro, ma è comunque una gita fattibile in giornata. Soprattutto per gli appassionati di archeologia e di storia romana (ma non solo ;-)), crediamo sia una visita imperdibile e indimenticabile, nonché il più bel sito archeologico di tutta Creta.

Gola di Agia Eirini: il trionfo della Natura

Sono due le caratteristiche principali della Gola di Agia Eirini (o Agia Irini): la prima è che si tratta di un’alternativa più semplice e meno turistica della famosa Gola di Samarià; la seconda è che la Natura al suo interno è tra le più rigogliose e varie della zona.

L’entrata della gola dista circa 40 km da Chanià e la strada da seguire è quella per Sougia, a sud-ovest dell’isola. Partiamo al mattino e in un’ora raggiungiamo il villaggio di Agia Eirini dove parcheggiamo per proseguire a piedi verso l’ingresso del sentiero. La gola misura circa 7,5 km di lunghezza e il tempo medio di percorrenza è di 3 ore. Dopo aver pagato il biglietto di 2 €, ci immergiamo subito in un mondo incantato fatto di sottobosco, rocce e strani fiori. A darci il benvenuto, infatti, c’è il meraviglioso Dracunculus Vulgaris (in italiano Dragontea), un fiore grandissimo, color porpora, dalla strana forma e che abbiamo visto solamente qui a Creta sempre nelle zone di montagna. Non sarà, però, solo la Dragontea a farci rimanere a bocca aperta. Questa gola, come nessun’altra prima, ci ha davvero stupiti per la ricchezza della Natura che qui regna sovrana. Non per niente fa parte del programma NATURA 2000, creato dall’Unione Europea per la protezione e la conservazione degli habitat e delle specie animali e vegetali identificate come prioritarie dagli Stati membri. Inoltre è stata designata come santuario naturale dal Ministero dell’Agricoltura. Attraversando questa gola, infatti, rimaniamo estasiati dalla maestosità dei platani, frondosi e magnifici, dall’altezza imponente dei pini, dalla quantità di oleandri in fiore e dalle distese infinite di Faskomilo cretese, una salvia selvatica il cui profumo ci accompagna per buona parte del cammino. Immersi in tutto ciò, quasi non ci accorgiamo del trascorrere delle ore. Il percorso è vario ed interessante, in quanto si alternano passaggi semplici e scorrevoli ad altri un po’ più avventurosi.  In alcuni punti si cammina su sentieri scavati a picco sull’alveo del fiume, altre volte si affrontano tornanti che ti riportano giù nel fondo della gola, altre ancora si fa lo slalom tra grandi rocce ed alberi dalle contorte radici esposte. Perfino Indiana Jones sarebbe fiero di noi vedendoci attraversare quella sorta di ponticelli/scalette posticci, fatti di rami robusti e creati per permettere agli escursionisti di proseguire nei punti in cui la montagna è troppo franosa o le rocce troppo alte per poterle superare senza un aiuto. L’avventura si conclude quando vediamo la scritta “Exit” ed arriviamo alla “Taverna Oasis”, dove ne approfittiamo per riposarci un momento e bere una spremuta d’arancia bella fresca. Durante il percorso, comunque, si trovano delle aree di sosta in cui poter andare in bagno, sedersi a fare uno spuntino al sacco e rifornirsi d’acqua dalle fontanelle.

Arrivati a questo punto la scelta è tra 3 opzioni: 1) Prendiamo un taxi al costo di 35€ che ci riporta al villaggio di Agia Irini dove abbiamo lasciato l’auto; 2) Prendiamo un taxi al costo di 10€ che ci conduce fino alla spiaggia di Sougia, a 4,5km dalla taverna; 3) Non ci perdiamo d’animo e ce la facciamo a piedi fino a Sougia. Secondo voi quale abbiamo scelto 🙂 ? Naturalmente la terza!! In un’altra oretta di camminata su una tranquilla strada asfaltata arriviamo così al mare, a Sougia e alla sua rilassata atmosfera anni ’70. Lì, senza pensarci un attimo, appoggiamo le nostre cose sulla spiaggia e ci lanciamo in acqua per un bellissimo e meritatissimo bagno. Dopo aver bevuto una birra ghiacciata e aver mangiato un panino, il sonno ci prende all’istante e per un’ora sveniamo sui lettini, accarezzati dal vento del Sud. Alle 18:30 il pullman di linea Sougia-Omalos-Chanià ci riporta in circa 45 minuti alla nostra macchina ad Agia Irini, con la quale ci avviamo verso casa, stanchi, ma davvero tanto felici…

Villa Renier, ulivo di Palea Roumata e gola di Vavouledo: luoghi autentici nel cuore di Creta

Qualche settimana fa sono venuti a trovarci Alessia e Christof, una coppia di amici che da un anno sono diventati i fieri proprietari del ristorante e alloggio turistico “Damarco” (www.damarco.net), situato nelle Prealpi Vicentine, al Cerbaro di Schio (VI). Essendo come noi appassionati di viaggi e di luoghi sconosciuti da scoprire, abbiamo intrapreso con loro questa mini avventura nel cuore dell’ovest di Creta. Destinazione: Palea Roumata, alla ricerca di un’antica magione Veneziana, di un ulivo millenario e di una gola immersa nel bosco.

Siamo partiti al mattino e la nostra prima tappa è stata quella al monumentale ulivo di Palea Roumata. Dico “monumentale” perché così definisce la SEDIK (Associazione dei Comuni delle Olive di Creta) tutti gli ulivi dell’isola che hanno tronco e cavità di una certa dimensione. Lo scaltro vecchietto di “appena” 3.000 anni, infatti, fa una spietata concorrenza al ben più conosciuto ulivo di Pano Vouves (Vedasi articolo “Ulivo di Pano Vouves e Chiesa La Rotonda”), superandolo in realtà in diametro (m 4,30) e perimetro (m. 10,50). Trovarselo davanti è un’esperienza indimenticabile. E’ quasi impensabile che la natura possa partorire qualcosa di così maestoso, perfetto e inattaccabile dal tempo, dalle intemperie e dall’uomo. Il suo enorme tronco cavo, al cui interno entravamo comodamente tutti e quattro, è stato utilizzato dalla gente del posto durante l’occupazione Turca per nascondere le armi. Nel 1941 poi, durante l’occupazione Tedesca, era diventato un punto di incontro del “Concilio” del villaggio, per discutere le tattiche di resistenza al nemico. Anche le armi della battaglia di Anavos contro i tedeschi sono state infatti ritrovate dentro la cavità dell’ulivo. L’ area in cui si trova è davvero splendida, verdeggiante, piena di aranceti e di altri ulivi anch’essi possenti e molto antichi… un luogo davvero speciale!

Dopo vari scatti per immortalare il nostro passaggio, ci siamo inoltrati nelle stradine di Palea Roumata alla ricerca della magione Veneziana. Devo ammettere che, a prima vista, Villa Renier sembra tutto fuorché un’antica e lussuosa abitazione di un nobile Veneziano del 1.200. Questo perché della sua veste originaria è rimasto poco. La casa, infatti, nei secoli è passata di famiglia in famiglia (oltre ad essere stata presa dagli Ottomani appena dopo la loro occupazione) e ognuno l’ha ristrutturata e adattata alle esigenze delle varie epoche. Oggi il primo piano della villa è abitato dagli attuali proprietari e l’unico segnale evidente dall’esterno del suo antico utilizzo è lo stemma della famiglia Renier, posto sopra alla porta d’entrata. Il piano terra, invece, è stato adibito ad oleificio. Qui siamo riusciti ad entrare grazie ad un vicino di casa che, incuriosito dalla nostra presenza, si è avvicinato e ci ha fatto da guida. E’ stata una bella sorpresa vedere che, tra i macchinari per la spremitura e i sacchi di olive, i bellissimi archi originali sono stati conservati e mantenuti intatti. Gli anziani e simpatici proprietari, come anche altri vicini, non hanno tardato a farsi vedere per fare gli onori di casa. Come sempre l’accoglienza cretese non si smentisce e, dal nulla, ci siamo trovati nel bel mezzo di un “aperitivo” improvvisato in cortile, a base di rakì (grappa locale) e castagne!

Sono appena le 11:30 di mattina e, prima di farci prendere troppo la mano, salutiamo l’allegro gruppetto e lo ringraziamo per la consueta ospitalità. Ci avviamo così a piedi verso l’entrata della Gola di Vavouledo. Dopo circa mezz’ora a piedi su strada asfaltata, imbocchiamo questo sentiero sterrato che in un’oretta ci avrebbe riportati al villaggio da dove siamo partiti. La passeggiata è molto piacevole e adatta a chiunque. Immersi nel bosco e nella tranquillità, ce la siamo goduta con estrema calma, avvolti dai profumi e dai colori del paesaggio autunnale circostante.

Una giornata stupenda, dunque, anche questa volta con la fortuna di aver condiviso un pezzo di Creta con dei cari amici! A proposito, chi vive in Veneto (e non solo ;-), non manchi di far visita ad Alessia e Christof al Cerbaro! Il loro “Damarco” è non solo uno strepitoso ristorante vegetariano, ma anche un delizioso angolo di pace, immerso nella natura, da cui partono sentieri di montagna davvero affascinanti!

Ciao a tutti!!

Spiaggia di Kriòs e taverna Sto Scholìo: piacevoli scoperte nell’area di Paleochora

Settembre è alle porte e noi concludiamo questo splendido mese di agosto che ci ha regalato indimenticabili giornate soleggiate e ventilate, con una gita interessante che abbiamo fatto al sud, nell’area di Paleochora. La spiaggia di cui vi parliamo oggi si chiama Kriòs e si trova a circa 10km a ovest di Paleochora, sulla costa sud occidentale di Creta, a circa un’ora e mezza di auto da Chanià.

Arriviamo al mattino, verso le 11, e veniamo subito conquistati dalla bellezza selvaggia e dalla posizione isolata di questo splendido litorale che in tarda mattinata, in un periodo di alta stagione, vede la presenza di 10 persone al massimo. La spiaggia è attrezzata di lettini ed ombrelloni, bagni pubblici e un piccolo chiosco che offre bibite, caffè e qualche piatto semplice. Delle grandi rocce la dividono in due: una parte più grande e frequentata, una più piccola ed appartata. Il litorale è composto da ciottoli di media dimensione e questo fa sì, come sempre, che la limpidezza e le sfumature di azzurro del Mar Libico siano particolarmente accentuate. Scegliamo due sdraio e ci immergiamo immediatamente in queste acque che ci chiamano come sirene tentatrici. L’acqua è fresca al punto giusto e il fondale, come spesso accade in queste spiagge del sud, scende rapidamente, offrendo visuali nitide del mondo marino sottostante anche a metri di profondità. Questo tratto di spiaggia fa parte del bellissimo sentiero europeo E4 (CLICCA QUI per uno splendido racconto sul sentiero E4), che attraversa Creta da est a ovest e di cui spesso abbiamo fatto menzione nei nostri articoli, poiché in varie escursioni ne abbiamo percorso alcuni tratti. Sulla grande roccia divisoria, infatti, sono presenti i caratteristici cartelli giallo-neri, con la scritta “E4”, che segnalano la via da seguire.

Restiamo qualche ora a farci coccolare da questa pace e questo panorama incantevoli, prima di decidere di riprendere l’auto ed avviarci verso il luogo prescelto per il pranzo. Nel villaggio di Anidri, a circa 5 km a nord-est di Paleochora, da dove parte l’omonima gola, si trova un posto davvero speciale che si chiama “Kafenio Sto Scholio” (in greco ¨Καφενείο Στο Σχολείο¨, ossia “Caffetteria Alla Scuola”). L’ edificio che ospita questa particolare taverna cretese, infatti, è la vecchia, piccola scuola del villaggio che è stata ristrutturata. Ne hanno ricavato un’intima e caratteristica location, dai colori bianco e rosso, dal cui terrazzo si gode di una vista sulla valle e sul mare straordinaria. Quello però che rende questo posto davvero speciale è la superba cucina tradizionale, rivisitata in maniera fantasiosa e intelligente. Ai sapori e alle ricette tipici di quest’isola sono state apportate piccole modifiche che li rendono unici e incredibilmente saporiti. La classica insalata di rape rosse al vapore, ad esempio, è condita con l’aggiunta di zenzero e mela. I tradizionali peperoni ripieni di riso ed erbe, qui lo sono di semola, uvetta e pinoli. Il coniglio in casseruola è “ubriacato al rakì”, ossia cotto con la grappa locale cretese.  Questo posto ci ha davvero rapiti, lo abbiamo a dir poco adorato: è originale ed autentico al tempo stesso.

Dopo aver pagato il conto, come sempre “salatissimo” qui a Creta (20€ in due :-D!!), siamo scesi a piedi lungo la stradina che costeggia sulla sinistra la taverna e dopo pochi metri, camminando in mezzo alle case tradizionali del villaggio, siamo arrivati alla piccola, incantevole Chiesa di Agios Georgios e Agios Nikolaos (San Giorgio e San Nicola). Un luogo ameno questo, dove potersi sedere un momento nel silenzio della valle, rotto solo dal canto delle cicale, a rimirare il mare in lontananza e perdersi nei propri pensieri. L’interno della chiesa poi…uno spettacolo! Si possono ammirare infatti affreschi del 1300 dai colori ancora vividi, rappresentanti scene di San Giorgio a cavallo e altri santi.

Per il ritorno a casa abbiamo scelto di prendere una strada diversa che avevamo visto curiosando su Google Maps e che aveva attirato la nostra attenzione. Abbiamo allungato il tragitto naturalmente, ma ne è valsa assolutamente la pena! Vegetazione rada, piante aromatiche selvatiche in ogni angolo, curve e tornanti con vista mare, mancanza totale di presenza umana: tutto ciò ha reso il rientro super rilassante e fonte di piacevoli sensazioni.

Creta, dolce Creta, finirai mai di farci innamorare? … A presto 😉

 

 

Komolithi, Villa Trevisan e Ravdoucha: la magia di luoghi lontani dal turismo

In questi giorni fa caldissimo a Creta. In certi momenti si toccano i 36-37°. Le spiagge e le strade pullulano di turisti e noi siamo in piena stagione lavorativa. Nonostante però la calura e gli impegni, ci siamo ritagliati una giornata per farvi conoscere alcuni luoghi interessanti di questa zona di Creta, ma completamente al di fuori delle classiche rotte turistiche: le formazioni geologiche di Potamida, chiamate “komolithi”; i resti di una villa Veneziana del ‘500, Villa Trevisan e la piccola e solitaria spiaggia di Ravdoucha.

I KOMOLITHI DI POTAMIDA

Quando arrivi allo sperduto villaggio di Potamida, a circa 35km a ovest di Chania, e ti trovi davanti a quelli che i locali chiamano “komolithi”, per un attimo ti domandi: “Mi trovo in Cappadocia o a Creta?”. Queste bizzarre formazioni rocciose fatte di creta, infatti, sono molto simili a quelle che si vedono nella vicina Turchia, anche se, ovviamente, in misura molto più ridotta. Queste piccole colline, bianche come la neve, negli anni hanno assunto una forma conica, grazie al lavoro di erosione compiuto dal vento e dall’acqua. E’ stata davvero una bella sorpresa scoprire questo posto perché si tratta di un paesaggio unico, nella sua bellezza, originalità e stranezza. Sembra che ci siano solo due esempi di queste formazioni nel territorio cretese: a Potamida, appunto, e nell’isola di Koufonisi, ad est. Essendo facili da scalare, ci siamo fatti una passeggiata su e giù per queste montagnole che da lontano sembrano ghiacciai o cime innevate, mentre da vicino puoi toccare con mano la friabile e bianchissima creta che le compone. La pace più assoluta regna in questo luogo, circondato solamente dalle sparute case del villaggio, da alberi maestosi e da qualche pacifico cavallo al pascolo.

VILLA TREVISAN *

Nel villaggio di Kokkino Metochi, immersi nella vegetazione, all’interno di una stradina senza nessuna indicazione, si trovano i resti di quella che nel 1500 fu una splendida e sfarzosa magione estiva della nobiltà veneziana. La casa era strutturata su due piani: il piano terra era usato come magazzino, mentre il piano superiore come abitazione. Sono ancora ben visibili alcuni archi, le porte e la torretta. Inutile dirvi che l’immaginazione lavora molto di fronte a tali testimonianze del passato, quindi è stato facile immaginare una nobildonna affacciata a quella porta intagliata o la servitù che correva avanti e indietro dai magazzini sottostanti! Peccato solo che non sia valorizzata. Non l’avremmo mai trovata se non avessimo fatto un’approfondita ricerca su internet. Inoltre, per avvicinarci ad essa, abbiamo dovuto camminare attraverso le erbacce e gli arbusti. Il lato positivo di ciò è che il turismo non ha intaccato minimamente la purezza e l’autenticità di questo luogo magico.

SPIAGGIA DI RAVDOUCHA

Verso l’ora di pranzo ci siamo avviati verso la penisola di Rodopos, raggiungendo la spiaggia di Ravdoucha, a circa 20 km a ovest di Chanià. Sicuramente questo è un luogo ideale per chi vuole estraniarsi dal mondo e vivere delle ore di relax con la R maiuscola. Si raggiunge tranquillamente in macchina, attraversando una bellissima stradina immersa nel verde che ti lascia godere dall’alto alcuni panorami mozzafiato sul mare. La spiaggia è una piccola striscia di ciottoli di media grandezza, circondata da montagne, ulivi e un meraviglioso silenzio. Pochi i turisti sul posto: alcuni in acqua, altri distesi al sole, altri ancora a leggere un libro cullati dalle amache appese a degli alberi ombrosi. Alle spalle della spiaggetta c’è un piccolo parcheggio e un bar/ristorante con alcune camere al primo piano. Non sono presenti lettini e ombrelloni, ma ci si può comunque sdraiare all’ombra delle piante. Abbiamo passato a Ravdoucha un pomeriggio molto rilassante, tra una nuotata, una chiacchierata e una bella birra fresca 😉

Come vedete, non si finisce mai di scoprire un territorio, per quanto piccolo possa sembrare! Noi, di certo, non ci fermeremo mai…e voi ;-)??

Alla prossima!!

*Purtroppo, nell’inverno 2019-2020, gran parte della facciata principale della villa è crollata a causa dell’incuria e della mancanza di fondi utili alla ristrutturazione. Al momento, quindi, non si riesce a vedere molto della struttura originale della villa.

Le 5 cose da sapere sulla cucina cretese

Oggi non vi parleremo di escursioni o di giri avventurosi, bensì vogliamo allettare il vostro palato parlandovi un po’ di una delle cose che i turisti apprezzano di più qui a Creta: la cucina. Chi non ci conosce di persona, deve sapere che siamo entrambi delle buone, anzi buonissime forchette. Ci piace tanto sperimentare cibi diversi e adoriamo uscire a cena o a pranzo. Il Fato ha voluto che ci trasferissimo in un paese come la Grecia, in cui il rapporto qualità-prezzo del cibo che si consuma nelle taverne tradizionali è a dir poco ottimo.

Abbiamo quindi selezionato per voi le 5 cose più significative, curiose ed interessanti da sapere sulla tradizione culinaria cretese!

1) LA QUALITA’ E LA VARIETA’ DELLE MATERIE PRIME LOCALI

Abbiamo la fortuna di vivere in un’isola in cui le materie prime locali sono moltissime e di qualità eccelsa. La frutta e la verdura che crescono sull’isola sono eccezionali, succose e dal gusto molto intenso. Degni di merito sopra ogni altra cosa, a nostro parere, sono soprattutto i pomodori, gli avocado, i cetrioli, le arance, i limoni e le piccole banane. I formaggi sono tutti caprini e pecorini, ce ne sono decine di tipologie e sono tutti fantastici. La carne è di maiale e pollo, ma in prevalenza di agnello e capretto: qui questi animali pascolano liberi sulle montagne e si cibano di ciò che la natura offre loro. Il pesce viene dalle acque cristalline del Mar di Creta e del Mar Libico. Per la maggior parte, la scelta in tal senso include polpo, calamari, sardine, ricci, orate, sgombro e seppie.

2) L’ OLIO D’ OLIVA: IL RE DELLA TAVOLA

Considerando che il territorio cretese è ricoperto per un quarto della sua superficie dagli ulivi, è facile immaginare perché l’olio d’oliva regni sovrano sulle tavole di Creta. La qualità delle olive e dell’olio locali è altissima e questo fa sì che ogni piatto condito con questo prezioso prodotto sia una festa per il palato. I cretesi lo usano a crudo su insalate e verdure al vapore, oppure per cucinare i cibi in casseruola o al forno e, incredibile ma vero, anche per friggere!! Per noi, comunque, il top è versarne un filo sul pane abbrustolito, con aggiunta di sale marino e di origano… non c’è nulla di più buono!!!

3) LA TRADIZIONE DI CONDIVIDERE IL CIBO

In Italia siamo abituati che a tavola ognuno ha il suo piatto e che si mangi in ordine l’antipasto, il primo ed il secondo. Qui funziona in maniera completamente diversa. Quando si mangia in taverna si ordinano diversi piatti, che possono essere di carne, pesce, verdura e formaggio. Questi vengono serviti più o meno tutti nello stesso momento e posizionati al centro del tavolo. Ad ogni commensale viene dato un piatto vuoto che riempirà attingendo a suo piacimento dalle varie portate. A noi questa tradizione piace da impazzire perché, oltre a dare la possibilità di poter assaggiare diversi piatti e di variare continuamente il gusto, permette di apprezzare la bellezza della condivisione e della convivialità.

4) CARNE vs PESCE: CHI LA VINCE?

La risposta è, senza dubbio, la carne. E’ vero, è strano credere che in un’isola in mezzo al Mediterraneo si mangi più carne che pesce. Vi domanderete: “Perché??”. La risposta è molto semplice: Creta è ed è sempre stata terra di pastori, non di pescatori. Per farla ancora più semplice qualcuno del posto una volta ci ha detto: “Perché fare tanta fatica ad andare a pesca, quando per mangiare ti basta avere una capra in casa?”. Se ci pensate, il ragionamento non fa un piega ;-)!!

5) LA FELICITA’ E’: “MEZEDES” E BIRRA

La tradizione delle “Mezèdes” cretesi è sicuramente una delle nostre preferite. Il modo migliore per far capire cosa siano le mezèdes è paragonarle alle “tapas” spagnole oppure ai “cicheti” veneziani. In pratica sono piattini di delizie locali che possono andare dal semplice mix di crostini e olive a qualcosa di più sostanzioso come polpettine di carne, feta e pomodori, salsicce in rosso, ecc. Quando si va al bar e si ordina una birra, ad esempio, molti gestori portano assieme anche un piattino di mezèdes. Possono dunque essere considerate degli assaggi da accompagnare all’aperitivo, ma possono anche diventare una vera e propria cena se si decide di ordinarne svariate… questo a noi succede spesso, ahahah!!

Vi è piaciuto il nostro viaggio tra le tradizioni culinarie cretesi? Non ci resta che concluderlo come si termina di solito una cena cretese degna di questo nome, con rakì e dolce offerti dalla casa…στἠν υγειἀ μας!!!

Birrificio artigianale Charma: qualità e passione per un prodotto tutto cretese

E’ primavera inoltrata qui a Creta. La Natura è in piena fioritura e noi siamo tornati per raccontarvi l’inizio di una nuova stagione che si preannuncia ricca di sole e di nuove esperienze. Nel racconto di oggi vi parliamo di un luogo particolare, nato dall’amore del suo creatore per l’isola e per la birra: il birrificio artigianale della Charma Beer (in greco: Χἀρμα).

Partiti in Vespa in una giornata calda e limpida, in circa mezz’ora arriviamo al villaggio di Zounaki, dove si trova la Cretan Brewery, un piccolo birrificio cretese che occupa una superficie di circa 2.000 m², immerso nel silenzio e nel verde degli aranceti e degli ulivi. Il giorno prima avevamo prenotato tramite il loro sito internet (www.cretanbeer.gr) un tour guidato nel sito produttivo, con degustazione finale di 4 tipi di birra, al prezzo di 7€/persona. Non è obbligatoria la prenotazione, ma per essere sicuri di arrivare e fare subito il tour, è sempre meglio fissarlo se si ha la possibilità.

L’edificio si compone di una zona cucina/bar e di un’ampia e bellissima terrazza con vista sugli aranceti, dove ci si può sedere a mangiare, bere, degustare e godersi un momento di relax. A fianco c’è la piccola fabbrica vera e propria, ben integrata nell’ambiente circostante. Nel breve tour guidato, impariamo molte nozioni interessanti sulla produzione di questo nettare tutto cretese. Ciò che ci ha colpito maggiormente è che il processo di fermentazione avviene nel modo più naturale, eco-sostenibile e lineare possibile.

Le materie prime, ad esempio, sono di altissima qualità e, dove possibile, provenienti dal territorio locale. L’acqua viene direttamente dalla sorgenti naturali dei Monti Bianchi e l’orzo, in buona parte, è greco. La birra che viene prodotta è fresca, ossia non filtrata e non pastorizzata. Questo significa che, oltre ad avere un gusto pieno e saporito, conserva tutti i nutrienti delle materie prime con cui è stata creata.

Riguardo al processo di produzione, tutto è stato studiato per avere il minor impatto ambientale possibile. Il calore è prodotto da pannelli solari e dalla combustione dei noccioli di ulivo ed il sistema di raffreddamento è geotermico.

Grazie all’installazione di nuovi e moderni macchinari avvenuta nel 2015, sono riusciti ad ottimizzare il consumo di acqua necessaria per la produzione della birra, riducendolo di metà rispetto ad un normale, tradizionale birrificio. Insomma, dobbiamo dire che questa piccola e innovativa realtà imprenditoriale ci ha stupiti in positivo! L’attenzione ai particolari, all’ambiente, alla qualità ed al cliente sono sicuramente dei pregi che bisogna riconoscere loro.

A questo punto, domanderete voi, ce lo volete dire o no come sono ‘ste birre?? Ebbene, a fine tour, ci sediamo ad un tavolo della terrazza e, ad uno ad uno, ci vengono serviti questi 4 assaggi di birre da 100ml ciascuno, accompagnati da un piattino di crostini locali e da una breve spiegazione del prodotto. Siamo partiti con la bionda classica, la Charma Lager, dal gusto un po’ floreale e fruttato… deliziosa!!! Siamo passati a quella che viene chiamata Grape Ale o Wine Beer, poiché ha la particolarità di essere fermentata con l’uva proveniente da un’azienda vinicola del posto… davvero originale! Il terzo assaggio ha visto protagonista la Pale Ale, dal colore più ambrato: gli amanti delle birre amarognole impazziranno per questa! Infine, abbiamo terminato la degustazione con la Dunkel, la birra scura. Fermentata in perfetto stile bavarese, mantiene vive le note di caffè e cioccolata, provenienti dall’orzo nero belga utilizzato per la sua produzione (per tutti i segreti sulla degustazione delle birre CLICCA QUI).

Al solo riparlare, anzi riscrivere di questa giornata, ci viene un’incredibile acquolina in bocca… a voi no?? Qui termina la nostra personale esperienza al birrificio artigianale cretese. Di sicuro è un modo, anche per chi viene qui in vacanza, per trascorrere un paio d’ore “alternative” e… goderecce ;-).

A presto!!

Diktynna e Menies: il legame tra mare, miti e antiche civiltà cretesi

Il racconto che state per leggere mette insieme alcuni tra i nostri “ingredienti” preferiti: spiagge solitarie, resti archeologici e mitologia. Il nostro amico Nikos ci ha lasciato per un intero pomeriggio una delle sue barche a motore e, come dei veri esploratori del passato, ci siamo avventurati nel blu del Mar di Creta.

La nostra intenzione era quella di raggiungere baiette nascoste, raggiungibili solo via mare. Imbracciato quindi il timone del nostro super mezzo siamo partiti alla volta della Penisola di Rodopou, quasi del tutto selvaggia e incontaminata poiché molto aspra e difficilmente percorribile con mezzi a motore. Da un certo punto in poi, infatti, se non si guida un fuoristrada è davvero sconsigliabile proseguire per i 20 km di strada sterrata e dissestata che uniscono l’ultimo centro abitato della zona con la punta del promontorio. Ed è per questo motivo che, fino ad ora, non ci eravamo mai avventurati fin là, nonostante la curiosità fosse tanta. L’occasione di avere un barchino tutto per noi è stata troppo ghiotta per non provare ad esplorare quella zona. Dal porticciolo di Kalamaki, la località dove viviamo, alla costa della penisola ci è voluta un’ora abbondante di traversata, andando a velocità abbastanza moderata. In questo lasso tempo, ogni piccola cosa bastava ad emozionarci: il fatto di essere soli, in mezzo al mare, con una barca tutta per noi, il vento, il blu intenso del mare e la sua trasparenza che ci permetteva di vedere il fondale anche a metri di profondità! Abbiamo avuto anche la fortuna di vedere alcuni pesci volanti sfrecciare al nostro fianco, bellissimi, di un azzurro cangiante, capaci di compiere dei veri e propri voli di decine di metri!! Arrivati in prossimità di Rodopou, abbiamo visto in lontananza, sulla sinistra, la spiaggia di Afrata (per maggiori informazioni rileggere l’articolo: “Polyrrinia e Afrata: meraviglie celate a due passi da casa”). Abbiamo virato verso destra e navigato sotto costa, alla ricerca di qualche baia interessante. Ne abbiamo scovate un paio, piccoline, sassose, isolate dal mondo: ci  siamo avvicinati, abbiamo scattato delle foto e ci siamo fatti un po’ cullare dalle onde. In realtà, sapendo esattamente dove volevamo attraccare, abbiamo proseguito ancora, fino ad arrivare alla punta nord-est della penisola. Lì, celata dietro ad un promontorio, ha fatto capolino la splendida spiaggia di Menies. Larga non più di qualche decina di metri, la baia è accoccolata tra pareti rocciose e arbusti ed è composta da piccoli ciottoli che si immergono in un’acqua simile ad uno specchio… un sogno ad occhi aperti! Altre barche erano ormeggiate a pochi metri dalla riva e, seguendo il loro esempio, abbiamo buttato l’ancora. In men che non si dica eravamo in acqua con maschera e boccaglio, per goderci uno dei più bei bagni della stagione!

Giunti a nuoto fino a riva, con la macchina fotografica tra i denti, abbiamo raggiunto a piedi la cima del promontorio ad est della spiaggia. Qui, ai tempi dell’Imperatore Adriano sorgeva il maestoso Tempio di Diktynna, di cui purtroppo non è rimasto quasi nulla se non qualche gradino, alcuni resti di colonne, capitelli e grandi cisterne. La dea cretese Diktynna era la protettrice degli arcieri. In realtà, sembra che il suo vero nome fosse Britomartis e che fosse una delle ninfe cacciatrici compagne della dea Artemide. Secondo alcune fonti, pare che proprio quest’ultima le avesse attribuito il nome Diktynna per via di quello che le successe. Perseguitata dal re Minosse che la desiderava intensamente senza essere ricambiato, un giorno, non avendo alternativa di fuga e presa dalla disperazione, la ninfa si gettò in mare. La sua vita fu salvata dalle reti di alcuni pescatori. Da qui il nome Diktynna, ossia “Signora delle Reti”. Questa spiegazione non convince tutti, tant’è che altre fonti dicono che il suo nome venga da un monte cretese (il Monte Dicte); altre dicono che lei fosse la dea delle reti da caccia e non di quelle da pesca. Come sempre, in queste occasioni, ci sono mille interpretazioni della storia e forse è proprio questo il bello dei miti e delle leggende 😉 .

Dopo aver passeggiato tra i resti del tempio, i cespugli e le capre, ci siamo fatti altri due tre tuffi dal nostro barchino per poi, pian piano, avviarci verso casa.

Che cosa ne dite, vi piacerebbe vivere la nostra stessa esperienza? Sì? Beh, sappiate che se venite qui in vacanza lo potrete fare senza problemi! Vi mettiamo noi in contatto con Nikos, così potrete noleggiare una delle sue barche!

A presto viaggiatori!